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La notizia più allarmante per i mercati finanziari è giunta la scora settimana da Shanghai dove, dopo mesi di assenza del Covid si sono registrati i primi casi di una nuova diffusione locale del virus.

In vista della lunga festività del capodanno cinese (dal 11 al 17 febbraio), Pechino sta invitando la popolazione a non spostarsi durante le vacanze per far rientro nei propri paesi natali come avviene da tradizione locale.

Alla notizia, le quotazioni del petrolio hanno reagito con un consistente arretramento temendo che le autorità locali possano ricorrere a nuovi o anche parziali lockdown. Va ricordato che la Cina, seconda potenza mondiale, è il primo consumatore di petrolio. Il brusco calo delle quotazioni del greggio hanno a loro volta trascinato al ribasso anche i listini azionari.

In questo quadro va considerata anche la situazione in Europa dove a causa delle varie restrizioni governative intraprese per arginare la diffusione del virus, assistiamo alle prime revisioni al ribasso delle stime di crescita del pil europeo per 2021.

COSA SI ASPETTANO I MERCATI FINANZIARI

Solo l’efficacia dei vaccini e una rapida somministrazione dello stesso dovrebbe essere l’ultimo scoglio per raggiungere l’immunità di gregge almeno per quella parte di popolazione più a rischio decesso, allontanando definitivamente lo “spauracchio” lockdown a beneficio di una stabile ripresa economica.

Fino ad allora è del tutto normale attendersi elevata volatilità sia del petrolio che dei listini azionari, volatilità che sarà alimentata verso la parte bassa da una ulteriore diffusione del virus o da risultati aziendali e macroeconomici dell’ultimo trimestre al di sotto delle attese, verso l’alto invece le aspettative di nuovi vaccini e il secondo pacchetto di aiuti USA alle famiglie e all’economia, pacchetto che si aggira sui 2 mila miliardi di dollari stando alle ultime dichiarazioni.

In un’ottica di medio periodo ovvero come traguardo fine anno ma anche la prima parte del 2022 interessanti sono i titoli legati al petrolio che mostrano soprattutto in Europa ampi spazi di risalita prima di raggiungere i livelli pre-covid.

 A nostro avviso quando la domanda di petrolio riprenderà vigore una volta terminata la problematica lockdown, l’offerta farà fatica a soddisfare la domanda. Ad avvalorare questa tesi, basti pensare che nell’ultimo anno sono stati tagliati quasi tutti gli investimenti produttivi negli USA. Altro fattore rialzista per il prezzo del greggio è l’indebolimento del dollaro, che ne rende meno caro l’acquisto visto che le quotazioni del petrolio sono espresse in dollari.

IL RUOLO DEL DOLLARO

Nel 2008 e nel 2011 quando la discesa del dollaro contro le principali valute portò il Dollar Index (ne sintetizza i cambi) intorni a quota 73, il petrolio portò la sua quotazione fino a 110 dollari al barile, quotazione doppia rispetto ai livelli attuali.  Ad oggi il petrolio quota 52 dollari al barile mentre il Dollar index si trova ad oggi attorno quota 90. 

Non è esclusa la possibilità che il Dollar Index scenderà presto sul minimo del febbraio 2018 per poi proseguire il suo indebolimento fino ai 73 che è proprio i due minimi toccati nel 2008 e nel 2011, con la felicità dell’export USA.   

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