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Se hai letto gli articoli precedenti, avrai compreso che i fondi comuni e gli ETF sono gli strumenti finanziari che un risparmiatore dovrebbe prendere in considerazione per investire il proprio capitale. In quest’articolo andremo ad approfondire cosa si intende per gestione attiva.

La differenza sostanziale fra fondi comuni e ETF è la differente gestione; gli ETF sono a gestione passiva mentre i fondi comuni sono a gestione attiva.

CHE COS’È LA GESTIONE ATTIVA?

Si chiamano fondi a gestione attiva perché dato un mercato di riferimento, il gestore attraverso le sue analisi e studi può creare “un paniere di azioni” selezionando quelle che dovrebbero essere le migliori e ovviamente “scartare” quelle che ritiene le peggiori.

Per meglio capire il concetto possiamo fare un esempio: se volessi comprare un fondo a gestione attiva che investe sull’azionario europeo, il mio benchmark di riferimento sarà il paniere di titoli che comprende la totalità delle azioni europee. Un gestore selezionerà tra queste azioni quelle che, secondo i suoi studi avranno un rendimento più alto nel medio lungo periodo.

Una buona  gestione attiva si prefige di “battere” il benchmark di riferimento in tutte le condizioni di mercato. Se l’anno è favorevole e il mercato europeo guadagna un 15%, un buon gestore, al netto dei costi di gestione, creerà un rendimento maggiore del 15%. In caso contrario, con un mercato che perde un 15%, il gestore farà si che la perdita del fondo sia “ammortizzata” ad esempio a un -8%. 

Selezionare i migliori fondi a gestione attiva è molto complesso, statisticamente oltre il 90% di essi, su un orizzonte temporale di 10 anni non riesce a sovraperformare il benchmark di riferimento.

COSTI ELEVATI

Il problema maggiore dei fondi a gestione attiva sono i costi. La struttura di gestione (gestore e collaboratori) non è gratuita e avolte può arrivare a costare una percentuale rilevante del patrimonio investito.

Ci sono diverse tipologie di costi che si possono sostenere quando si sottoscrive un fondo a gestione attiva e possiamo dividerli in 3 cattegorie:

– Commissioni di gestione: è la cifra che viene pagata per la gestione dell’investimento. Non è visibile direttamente a sottoscrittore ma, prelevata direttamente alla fonte, il rendimento del fondo sarà sempre al netto dei costi di gestione.

– Commissioni di sottoscrizione o di rimborso: sono delle commissioni sul patrimonio investito o prelevato. Sono i cosidetti costi di entrata e uscita e sono commissioni che erodono il capitale investito e sono particolarmente onerose per i tuoi investimenti.

– Commissioni di performance : vengono date al gestore in funzione di quanto quest’ultimo riesce a far guadagnare il cliente. 

COME SCEGLIERE I FONDI COMUNI

Prima di tutto è fondamentale verificare le performance passate per rendersi conto se è un fondo che ha generato valore rispetto all’indice di riferimento oppure no. Bisogna inoltre verificare con accuratezza e tener controllato i costi di gestione del fondo, ricorda che sono costi importanti e vanno a limitare anche di molto i rendimenti.

Come abbiamo visto in uno dei precedenti articoli,  i fondi che un risparmiatore può sottoscrivere  sono fondi comuni azionari, obbligazionari, bilanciati e i fondi comuni flessibili.

PERCHÈ SE POSSIBILE È MEGLIO EVITARE I FONDI FLESSIBILI

I fondi comuni flessibili, per regolamento, hanno la possibilità di essere creati con sottostanti totalmente azionari/obbligazionari e avere movimenti di sottostanti importanti al loro interno cambiando il profilo di rischio a seconda dell’andamento del mercato.

Solitamente, in realtà quasi sempre, non riescono a trovarsi in una condizione di basso rischio quando il mercato va male e a trovarsi in un situazione di alto rischio quando il mercato si riprende e spinge.

Idealmente sembra una cosa bella quella di posizionarsi a seconda del trend di mercato ma, il problema è che creano delle under performance importanti rispetto al loro benchmark di riferimento ed inoltre potendo cambiare rapidamente la composizione dei loro sottostanti vanno a scombussolare anche il profilo di rischio prefissato del risparmiatore.

In conclusione, è giusto dire che ci sono dei fondi a gestione attiva che sono di qualità e nel lungo termine hanno avuto rendimenti costantemente sopra il benchmark di riferimento. E’  fondamentale selezionare i fondi comuni migliori presenti sul mercato.

Spero ti sia chiaro che cos’è la gestione attiva e quali costi protresti sostenere. Senza nessun impegno, per approfondire l’argomento, non esitare a contattarmi, la maggior parte dei risparmiatori non è mimante conscia dei costi che sta sostenendo per i fondi in portafoglio e tante volte non ha nemmeno idea della tipologia di fondo, solitamente si tratta di fondi proposti dalle banche, assicurazioni o consulenti in totale conflitto d’interesse.

Continua a seguirmi, in un prossimo articolo andrò ad approfondire cos’è la gestione passiva e quanto costa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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